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GIUSEPPE GUARNACCIA

 

Nato a Portigliola (RC) ma ha trascorso la sua gioventù ad Ardore Marina (RC); emigrato per lavoro nel 1949 ritornò nel 1980 e si stabilì a Poirino (TO) sino al 1990 per trasferirsi poi a Pietra Ligure (SV), ove attualmente risiede ed opera.

Nel giugno 1997 ha pubblicato - edito da Dominioni di Como - il suo primo libro di poesie: "Fiori in canto d’autunno". La sua prima presenza pubblica si è registrata in occasione della manifestazione di premiazione del Concorso "Arte sacra", organizzato dall’Associazione Culturale "U Caruggiu" dì Pietra Ligure, ove si è presentato "fuori concorso" con la poesia: "Il Mendicante". Ha inoltre partecipato: Nel maggio 1997, al Gran Trofeo d’Arte "Città di Borghetto S. Spirito"; Nel giugno 1997, al Concorso "La tavolozza d’argento" a Pietra Ligure con la poesia "Odissea in riva al mare"; Nel luglio 1997, al Gran Trofeo d’Arte "Città di Pietra Ligure" Medaglia d'Argento per la lirica "Profumo"; Nell’agosto 1997 ha partecipato alla grande serata dedicata alla poesia "Goditi un’ora positiva", organizzata dall’Associazione Culturale "Ü Caruggiu". di Pietra Ligure e presentata dal critico d’Arte Fernando Silo, ove ha presentato ufficialmente il suo libro di poesie: "Fiori in canto d’autunno".

Premio S. Ambrogio I997; Trofeo d’Arte Giovanni Francesco Gonzaga 1998; "La donna nell’Arte" "U. Caruggiu", Pietra Ligure, 1998 - primo premio con la poesia "Donna"; Primo premio Borghetto S. Spirito 1998 con "Il dolore distrugge"; Trofeo "P. Grossi", 1998; Diploma Dottore H.C. Città di Roma 1998; Primo Concorso Nazionale "Patrizio Torreggiani"; Città di Padova 1998 "Dottore H.C."; "Borgo degli artisti", 1998; Titolo di Commendatore e tessera di Accademico di Merito Accademia Città di Roma; Gli Etruschi Coppa "Città di Stoccolma" 1999; Gran Trofeo "Il quadrato d'Arte", Segnalazione di merito; Pietra Ligure "La donna nell’arte, Primo Premio 1999; "Parole e voci del secondo millenio", Primo premio con la poesia "Malinconia"; Accademia Internazionale di Roma "Giubileo A.D. 2000", 1999; Accademia del Quadrato, "Europa Unita" 1999, Medaglia d’Argento con la poesia "Pensiero"

 

La mia fantasia


Vorrei imitare un gabbiano

e il suo semplice volo,

sopra la placida onda

che va verso la sua libertà.


Gabbiano, tu ti fai trasportare

dalle onde bizzarre del mare,

dal libeccio e dal maestrale

per te, tutto è sempre uguale.


Gabbiano, nel tuo volo mi vedo

fra i colori del cielo,

sopra mari infiniti

sotto il sole d’estate.


Io ti vedo planare

e mi par di sognare,

questa dolce illusione

dona gioia al mio cuore.


Forse… la mia fantasia

e quella di ogni essere umano,

che dal progresso si sente oppresso

e vorrebbe volare lontano.





AL MIO SGUARDO
 
Una nuova alba all’orizzonte appare
ed io sto qua su questa scogliera,
mentre ascolto il mormorio del mare
chi mi accarezza è solo il maestrale.
 
All’orizzonte l’alba se ne muore
un nuovo giorno sta per cominciare,
io osservo le bellezze del creato
e penso a questo mondo che è ammalato.
 
E’ un mondo che soffre e che va
non più verso il progresso,
non più verso la civiltà
ma invano cerca la felicità.
 
L'umanità non apprezza più la terra
parla di pace mentre fa la guerra,
cerca fra le vie dell’infinito
un mondo che non è mai esistito.
 
Uomo cosa stai seminando?
Solamente lacrime e dolori
semina nel mondo un po’ d’amore
e cancella l'odio che ha nel cuore.
 
 
 
 
PICCOLA CASA
 
Eri la reggia di un pescatore
la tua finestra si affacciava sul mare,
dove penava lei tutte le sere
mentre le barche vedeva allontanare.
 
I suoi sospiri gonfiavano le vele
il buio oscurava i suoi pensieri,
finestra tu ascoltavi la preghiera
che invocava quell'anima in pena.
 
Lei attendeva l'alba e poi il sole
per vedere tornare i pescatori,
il loro ritorno le colmava il cuore
finché vedeva il sole tramontare.
 
Così ebbero fine gli anni suoi
lasciò il suo pescatore e se né andata
lui colto dal dolore l'ha seguita,
su un’altra spiaggia, in cielo l 'ha trovata.
 
Finestra che guardi ancor sul mare
ora non vedi più quel pescatore,
neanche la sua vela allontanare
là son rimaste solo le preghiere.
 
 
 
UN SORRISO
 
Un sorriso a volte può bastare
a far tornare in noi il buonumore,
un dì sul lungo mare passeggiavo
una vela all’orizzonte lo guardavo.
 
Vidi un bimbo ridere e gioire
correva sulla spiaggia a piedi nudi,
ignaro dei miei sguardi, lui correva
e ai gabbiani in volo lui sorrideva.
 
Io ammiravo in lui tanta energia
e non vedevo il tempo che volava via,
gioivo di quelle ore a me felice
ma la partenza mi fu molto infelice.
 
Ma il tempo nessuno può fermare
da quel bimbo mi dovetti allontanare,
in quel sorriso ho visto l'aurora
chissà se domani lo rivedrò ancora.
 
Mi allontanai da lui quasi appagato
il suo sorriso mi portò al mio passato,
mi portò alla mia andata fanciullezza
quando rubavo al mare la sua brezza.
 
 
 
POESIA
 
Messaggera di emozioni e nostalgia
nostalgia di momenti già vissuti,
tu poesia, li riporti alla mente
come fossero nuvole vaganti.
 
Poesia, tu sgorghi dal cuore di un poeta
come sgorga l'acqua alla sorgente,
l’acqua bagna i campi nel passare
tu poesia, quanti cuori fai sognare.
 
Quando un tempo c'era il menestrello
tu poesia eri la sua canzone,
lui ogni sera sotto quei balconi
alle fanciulle cantava con amore.
 
Oggi non canta più quel menestrello
la sua chitarra, non fa più la serenata.
più nessuno canta in quella via;
sei rimasta solo tu, mia poesia.
 
 
 
UNA SERA D'ESTATE
 
Il mio amore è sbocciato
sotto un cielo stellato
sopra un prato fiorito
il suo cuor mi ha donato.
 
Tra il profumo dei fior
lei mi dava il suo amor,
furono giorni d’incanto
con lei al mio fianco.
 
Il mio giovane cuor
Inebriato d’amor ,
trascorreva le ore
tra carezze e sospir
 
Il sole d'Agosto
quei giorni ha bruciato,
lasciando nel cuor
il ricordo di lei.
 
Tra le ceneri spente
soffiati dal vento.
cerca ancor dei frammenti
di quei dolci momenti.

 

 

NELLA BREZZA LEGGERA

 Leggendo le liriche che seguono viene spontaneo chiedersi "ma la poesia oscilla veramente tra memoria e natura?". Non esiste ovviamente una risposta definitiva in merito, soprattutto non esclusiva, ma è pur vero che sia la natura, con la sua bellezza in sé, che la memoria (luogo in cui il vissuto si aurea di rimpianto e/o gratitudine) sono due mondi che ben s’integrano e che Giuseppe Guarnaccia ben sa coniugare.

Il ricordo è evocato in "Verde collina", in cui il poeta si rivolge a una compagna degli anni migliori, poi smarritasi nella tempesta della vita. "Io che ti conobbi da bambina / vorrei tornar con te sulla collina, / cercar insieme i sogni tuoi / quelli che il tuo cuore, non cancellerà mai." E la nostalgia del tempo passato si fonde con la ricerca della natura perduta in "Giardini di città" e quell’ode al fertile silenzio "Scende il silenzio, che bello ascoltare / e l’ora sublime per chi vuol meditare, sentir più nessuno, soltanto sognare". E così si dipana la vicenda che Guarnaccia traspone in versi, la propria "comune" esperienza di vita, nessun grandioso progetto o desiderio di più elevati palcoscenici. Piuttosto ci si lascia andare al ricordo degli attimi d’incanto o di dolore, o alla contemplazione di tesori "piccoli" e, allo stesso tempo, immensi come l’alba nei campi o il sapore di un tempo che non torna.

Anche questa è poesia, versi diretti, terminologia comune, nessuna cifra da leggere in filigrana…, ma a dir la verità anche questa linearità nasconde un linguaggio segreto, che è difficile cogliere. Menti sofisticate, ormai abituate agli inganni infiniti, racchiusi nelle scatole cinesi del mondo moderno, non vedono più con chiarezza ciò che è evidente a tanti uomini, che hanno saputo conservare intatta la purezza di chi sa sorprendersi per il soffiare della brezza leggera. Ben sapendo che non è nel tuono o nel terremoto che Egli si manifesta. E ciò vale sia per i credenti che per tutti gli altri. Dio-Natura-Sé, chiamatelo come volete, per i poeti è la bellezza mentre ci viene svelata.

 

(Gian Piero Prassi - Nota critica da "Antologia dei poeti italiani contemporanei" n- 1, Tigullio-Bacherontius, 2000.

 
ARDORE
Piccolo paese in riva al mare
la mia giovinezza in te rinchiudi,
segni e speranze io ne avevo tante
ma furono come nuvole vaganti.
Ero felice nella mia fanciullezza,
correvo a piedi nudi sulla spiaggia
al mare rubavo i frutti e la sua brezza,
dormivo all'ombra d'una, vecchia barca.
Gli anni volarono via in un baleno
il tempo passò, a me non sembra vero,
ha lasciato al mio cuore tanti rimpianti
di giovani amori e cuori palpitanti.
Ora rimpiango il bel tempo che fu
dolci momenti, che non tornano più,
or son lontano e verrei ritornare
dove quel giorno ho lasciato il mio cuore.
 
NEL TEMPO CHE VA
Vedo trascorre l'esistenza mia
e il pensiero affonda nella fantasia,
sogno un’isoletta al chiar di luna
dove non c’è alcuna vita umana.
Là vorrei finire i giorni miei
dividere la mia vita insieme a lei,
costruire un mondo tutto nuovo
colmo d’amore e felicità.
Non sapere più cos’è l’orrore
che ferisce tanto i nostri cuori,
godere dell’eterno sole e il suo calore
e di quella dolce brezza che dà l’amore.
Vivere su quel lembo di terra
con tutti gli animali del Creato
tra fiori, prati e acque di sorgente
dimenticare il mondo precedente.
Correre sulla spiaggia a piedi nudi
vivere di realtà e non sognare,
respirare l’aria del mattino
come fosse il primo passo di un bambino.
 
 
Odissea in riva al mare
 
Seduto me ne stavo in riva al mare
guardavo l'immensità e i suoi misteri
da una tremola voce mi sentii chiamare
mi son girato, era un uomo di colore
aveva gli occhi spenti e forse aveva fame
con voce lenta mi disse: vuoi comprare,
grazie amico, gli risposi
vorrei comprare per alleviare le tue pene
ma non dispongo che di millelire,
comprati per oggi un po’ di pane,
le mie condizioni sono meschine.
Sedette al mio fianco e raccontò
tutta l'odissea del suo passato.
Lo ascoltai e di ricordi
me ne ha lasciati tanti.
Ero stato anch'io un emigrante
mendicavo lavoro per un pò di pane
come fa oggi lui guardandomi le mani,
il suo sguardo va al di là del mare
dove un di ha lasciato i suoi cari
con la speranza in cuore di tornare.
 
 
Riflessione
 
Su questa scogliera lambita dal mare
mi fanno compagnia bimbi ed anziani,
qua io trascorro giorni sereni
mentre osservo il tramontar del sole.
Il cielo perde un pò del suo chiarore
l’anziano si allontana lentamente,
su questa scogliera scende quieta la sera
con la brezza che sa di maestrale.
Le barche si allontanano lentamente
loro vanno verso l'orizzonte,
dove le acque sono più profonde;
là dove il cielo e il mare si confonde.
Mentre nell'aria stormi di gabbiani
planano nel cielo al dolce maestrale,
la mia mente si ferma a meditare
osservando l’universo e i suoi colori.
Perché l'umano ignora, queste visioni?
e incalza con le guerre e il terrore.
Vorrei poter dire a quelle menti infelici;
che il mondo vuole amore e tanta pace.