• Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri


logo diario di bordo

Link diari old Vecchie puntate del Diario di Bordo

banner sottoscrizionePER LEGGERE LE PUNTATE PRECEDENTI, VAI NEL LOGHINO IN ALTO ALL’INIZIO DI QUESTA PAGINA
E CLICCA SUL LOGO STESSO. QUINDI SCEGLI LA PUNTATA CHE DESIDERI RIVEDERE E RILEGGERE.
PER SOSTENERE "DIARIO DI BORDO" CLICCA SUL BANNER
TROVERAI LE COORDINATE PER UNA LIBERA DONAZIONE

logo urlo          bacherontiusLa libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone. La libertà non è uno spazio libero. Libertà è partecipazione”.


Da molti anni, questi versi di una celebre canzone di Giorgio Gaber sono il motto del nostro giornale e del sito Internet delle nostre edizioni (che registra un ottimo numero di visitatori ogni settimana).

Anche questo “spazio libero” è dunque un modo per rendere la libertà “partecipata”.

Aiutateci a continuare!



 

Avviso ai naviganti di sabato 18 febbraio 2012


CESARE LANZA CI SCRIVE: “FESTIVAL DI SANREMO,

LA RAI DIRÀ BASTA ALLE DELEGHE, AGLI APPALTI, ALLE VOLGARITÀ”

Celentano resta un cantante di qualità divina. Ma le sue prediche sono sproloqui privi di senso ed è ancor peggio che la Rai, rinunciando ai suoi diritti e doveri, gli abbia dato la facoltà di usare come volesse l’evento televisivo

Dal giornalista, scrittore e regista Cesare Lanza riceviamo e volentieri pubblichiamo:

È odioso dire, "lo avevo detto"... E io non vorrei farmi odiare da nessuno. Però l’anno scorso lo avevo detto, presentando e commentando il Festival 2011, il primo di Gianni Morandi. È inconcepibile, è pazzesco - avevo detto - delegare, appaltare l’organizzazione del Festival a operatori esterni. A Gianmarco Mazzi e alla sua precisabile, e non precisabile, compagnia di amici, soci, sostenitori politici.

Quest’anno è successo di peggio. Di nuovo l’organizzazione della rassegna canora è stata appaltata a Mazzi (che era riuscito a strappare un inaudito contratto biennale), ma ci si è spinti oltre: si è data la possibilità ad Adriano Celentano di organizzarsi un "suo" show, all’interno dello show sanremese, senza nessun controllo - così si dice - da parte della rete ammiraglia. Il problema non è Celentano, che fa il suo mestiere. Il problema è che gli ha dato le chiavi di casa.

Dareste voi le chiavi di casa vostra, o semplicemente invitereste a cena un ospite, per importante che sia, dandogli una montagnetta di denaro e consentendogli di fare tutto ciò che l’invitato desideri? Che so: fare la pipì nel vostro salotto, vomitare in sala da pranzo, sputare dovunque, aggredire gli ospiti, insultare chiunque, ecc. ecc.? Credo di no. Io, certamente, no.

Questo è successo nella prima serata del Festival di Sanremo 2012.

Il direttore artistico Gianmarco Mazzi si è spinto a dire di aver assistito a un grande, indimenticabile spettacolo televisivo. Indimenticabile, purtroppo, sì.

Mauro Mazza, il direttore di Raiuno, ovvero il padrone di casa, non si è unito alla standing ovation in onore di Celentano e ha preso, cautamente, le distanze dalle enormità dette dal Molleggiato (tra l’altro, l’auspicio che vengano chiusi i giornali cattolici!). Sono stato autore di tre Festival di grande successo, due grazie a Paolo Bonolis, la terza volta grazie ad Antonella Clerici.

Come in ogni lavoro di gruppo, credo di aver portato la mia borraccia d’acqua, e forse qualcosa di più. Ma sono stato escluso alle successive edizioni perchè avevo commesso un imprudente erroruccio: avevo detto che non mi convinceva l’organizzazione del regolamento per la selezione dei partecipanti, big e giovani, e per le votazioni. Avevo messo un dito su un nervo scoperto. Sono stato emarginato dalla Rai per un anno e mezzo, non solo dal Festival. C’è chi aveva posto un veto. Finalmente, grazie a un intervento del direttore generale della Rai, ho avuto un chiarimento a tu per tu con Mauro Mazza. E Mazza mi ha detto di non aver posto alcun veto. Devo, e voglio, credergli: forse Mazza, come Bruto, non è un uomo d’onore? E non è stato un eccellente direttore di un telegiornale?

A mia volta, gli ho detto che mi sconcertava che il Festival fosse delegato a operatori esterni, senza controlli, e gli ho indicato i pericoli a cui poteva andare incontro questo metodo sconcertante (come se all’interno della Rai non ci fossero, a cominciare dallo stesso Mazza, dirigenti capaci di organizzare ottimamente il Festival!). Mazza mi rispose schiettamente, e non senza ironia, che a lui interessava il risultato di ascolti, il successo.

Questa, credo, è anche la risposta di oggi al malizioso quesito che vi ho rivolto. Perchè invitare a casa vostra qualcuno, strapagandolo, e lasciarlo libero di orinare, sputare, insultare, aggredire, ecc., senza neanche un contraddittore? Bene: la risposta è questa, nel caso del Festival. Quell’ospite - Celentano - vi aiuta a ottenere un record di ascolti, ad acquisire molto denaro, attraverso la pubblicità. Voi lo fareste? Io, certamente, no. E, comunque, non importa. A casa propria ciascuno fa ciò che vuole. Ma la Rai non ha casa "sua": la casa è nostra. Importa dunque che la Rai, azienda pubblica, senta la responsabilità di permettere questa sconcezza.

C’è, forse, un lieto fine. Lorenza Lei, direttore generale della Rai, ha "commissariato" il Festival, inviando a Sanremo il vicedirettore Antonio Marano. Ottima scelta... Dall’anno prossimo, c’è da augurarsi, viale Mazzini tornerà a riprendersi oneri e onori, basta con gli appalti e la scarsa trasparenza!

Altro da dire? Tante cose, ma nulla per ora - vi sarete annoiati. Voglio aggiungere solo questo: sono offeso, come tanti altri amanti della musica, che gli artisti - i cantanti - siano diventati poco più che comparse. Celentano si è "mangiato" il loro spazio. Se lo avesse fatto come cantante, non avrei scritto una riga critica: anzi, anni fa, mi spinsi a dire, da non credente, che Celentano (insieme con altri... i Beatles, Elvis Presley, gli Abba...) poteva essere una prova dell’esistenza di Dio. La musica - anche la musica leggera, senza scomodare Mozart e Bach, Beethoven e Verdi - è la voce di Dio. Ma, caro Adriano, limitati a cantare. Per le prediche, ci vuole altro - molto altro.

Cesare Lanza

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 


OSPEDALE DI “SANTA”: FIRMA ANCHE TU

IL NOSTRO ESPOSTO-DENUNCIA ALLE PROCURE

Un esposto-denuncia alle Procure di Chiavari e Genova e alla Corte dei Conti.

L’iniziativa della “Tigulliana” servirà a fare chiarezza sulla tormentata vicenda dell’ospedale cittadino, smantellato, reparto dopo reparto, fino al rischio odierno di perdere anche il settore ambulatoriale.

L’esposto-denuncia, che sarà presentato tra un mese, potrà essere firmato anche dai cittadini; basta presentarsi negli uffici della “Tigulliana” (Via Belvedere, 5) muniti di carta di identità dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 18.00 dei giorni feriali.

Manifesto ospedale

 

LA SCORSA SETTIMANA ABBIAMO PUBBLICATO

IL TESTO DELLA BOZZA DI CONVENZIONE

CHE GIA’ UN ANNO FA STAVA PER ESSERE STIPULATA

TRA IL COMUNE DI S. MARGHERITA LIGURE E ASL4

CI SIAMO CHIESTI: PER QUALE MOTIVO IL COMUNE DI SANTA

NON HA SOTTOSCRITTO IL DOCUMENTO?


IL SINDACO ROBERTO DE MARCHI LO SCORSO LUNEDI’

HA GARANTITO CHE LUI AVREBBE FIRMATO,

DANDO DEL BUGIARDO AL DIRETTORE DELLA ASL CAVAGNARO

E DANDO DEI BUGIARDI AI SEI CONSIGLIERI COMUNALI DI OPPOSIZIONE

(Balsi, Bottino, Chiarelli, Costa, Marsano e Pastine).


ALLORA, A QUESTO PUNTO GIRIAMO LA DOMANDA A CAVAGNARO

E CI CHIEDIAMO: PER QUALE MOTIVO L’ASL 4 CHIAVERESE

NON HA SOTTOSCRITTO IL DOCUMENTO?


I Cittadini attendono delle risposte.


GLI SCILIPOTI DI SANTA E LE “POLPETTE AVVELENATE” DI DE MARCHI…

Non è un mistero che la Giunta sammargheritese del sindaco Roberto De Marchi (una lista civica nata senza colori e con molte idee e trasformatasi negli anni in viceversa), da mesi in evidenti difficoltà di consensi (grazie al calo di credibilità del leader, di gran lunga superiore al trand delle borse europee), stia tentando una “campagna acquisti” degna del Milan di Berlusconi o, nella fattispecie, del Berlusconi stesso.

Gli emuli di Scilipoti (ovvero i “responsabili”), del resto, sono presenti anche nel Tigullio, e Santa Margherita Ligure non si fa mancare mai nulla.

Uno di questi (“responsabili”), tal Augusto Sartori Marchese di Sabot, cambiando casacca mesi fa (dopo essere stato eletto in una lista di centro-destra antagonista a quella “incolore” di De Marchi), ha ottenuto il “premio di maggioranza” che la miglior consuetudine della peggior Prima Repubblica riserva sempre ai transfughi di turno: una poltrona (nel caso specifico: un assessorato).

Ora De Marchi, sempre più a corto di idee, ma ormai fanatico dei colori (potremmo definirlo: un comunista di centro-destra o un non-cattolico che strizza l’occhio ai cattolici…), tenta il “colpo gobbo” trasformandosi in sirena e ammaliando l’unica donna dell’opposizione per convincerla a fare il “salto della quaglia” in cambio di una bella poltrona da Vice Sindaco e Assessore alla Cultura.

Iolanda Pastine (la donna in questione, che non ha ancora deciso cosa farà da grande) si è presa una settimana di tempo prima di sciogliere la riserva e decidere se mandare a quel paese l’autore della “proposta indecente” o se mollare le ancore verso nuovi lidi e abbandonare un’opposizione in cui, tra tanti galli, ci sta un po’ stretta (forse sta contando i petali della… Margherita).

Le regole del buon senso e della politica pura vorrebbero che ognuno stesse al proprio posto (chi ha vinto governi, chi ha perso stia all’opposizione), perché così si è espresso il popolo “sovrano” (?). Ma la presenza sulla scena politica nazionale (da ben 16 anni) di Silvio Berlusconi ha sparigliato le carte e scardinato ogni logica di buon senso, per cui se abbiamo persino scoperto che in questa nostra Italia anche i post-comunisti e i post-fascisti rubano, gli Scilipoti di turno, al confronto, sono degli educandi, o comunque dei bravi ragazzi che, in cambio di un lecca-lecca, sono pronti a saltare come stambecchi.

Come andrà a finire lo sapremo presto.

Siamo invece certi di sapere come sarebbe andata a finire se, al posto di De Marchi, fosse sindaco Claudio Marsano o Angelo Bottino. E fossero stati loro ad avanzare una simile “proposta indecente”.

Roberto De Marchi, all’opposizione, sarebbe già sulle barricate.

Belfagor

P. S. L’oracolo dice che nel 2014 Iolanda Pastine sarà sacrificata per far spazio al designano “delfino” del Borgomastro De Marchi: l’avvocato Emanuele Cozzio, Presidente delle Opere Pie, autore del “beau geste” di rinuncia al posto di Vice Sindaco e Assessore alla Cultura, che gli ha fatto salire lo spread della stima in Città.

 


OBBEDIENZA CIECA, PRONTA E ASSOLUTA/6 (alla maniera di Giovannino Guareschi…)

vigna guareschi

Contrordine demarchiani! La frase pubblicata nella circolare del sindaco di Santa Roberto De Marchi: “Occorre coltivare legumi di amicizia con le opposizioni…” contiene un errore di stampa e pertanto va letta: “Occorre coltivare legami di amicizia con le opposizioni…”.

 

 

CAMPAGNA ABBONAMENTI 2012: UN APPELLO AI LETTORI.

VENITE A TROVARCI, A RITIRARE COPIA DEL GIORNALE (PER CHI NON LO CONOSCE),

A BERE INSIEME UN CAFFE’ AL “PUNTO INCONTRO”, AD ASSOCIARVI E AD ACQUISTARE I NOSTRI LIBRI

In questo momento di crisi economica, rivolgiamo un appello ai nostri Lettori per ricordare che nel tempestoso mare della stampa periodica, tener salda una piccola scialuppa giornalistica, culturale ed editoriale diventa un’impresa difficile, ma non impossibile. Da 42 anni “Bacherontius” continua ad esistere e a diffondersi.

L’invito (per chi può) è di venire a trovarci presso la nostra redazione di Via Belvedere n. 5, il “Punto Incontro della Tigulliana” (Telefono 0185/286.167 oppure 338/59.26.117), per rinnovare e sottoscrivere gli abbonamenti, per acquistare i nostri libri, per scambiare due chiacchiere, per bere insieme un caffè (“Lavazza”, ovviamente) e per parlare dei nostri progetti futuri, che sono tanti e che riusciremo a portare avanti grazie all’aiuto e alla collaborazione dei nostri lettori.

Perché noi non demordiamo e, soprattutto, a differenza di altri, stringiamo i denti per poter continuare fieramente questo entusiasmante cammino di indipendenza e di autonomia.

Ma per far sì che questa “voce” non venga meno, chiediamo ai nostri affezionati abbonati di sostenere questo giornale in occasione dell’imminente campagna di rinnovo degli abbonamenti, e di impegnarsi a far conoscere il nostro periodico ad un maggior numero di potenziali lettori.

Il costante e concreto aiuto degli amici e degli abbonati ci consentirà di raggiungere traguardi ancor più lusinghieri per continuare a rendere omaggio alla Parola, alla Verità e alla Libertà.

“Bacherontius”, ininterrottamente da oltre 42 anni, senza finanziatori alle spalle, senza condizionamenti politici, senza (o quasi) pubblicità, ma con la sola forza dei suoi lettori, dei cittadini, osserva i fatti e stende una parola chiara, libera e, qualche volta, scomoda nel mondo dell’attualità e in quello della cultura, cercando sempre di dire al pane e vino al vino.

Da 42 anni “Bacherontius” porta avanti le proprie idee senza paure e senza incoerenze, attraverso un viaggio di onesta informazione, in difesa dell’ambiente, nel nome della cultura e della solidarietà.

In occasione della campagna di rinnovo degli abbonamenti, chiediamo ai Lettori, ancora una volta, un concreto aiuto sottoscrivendo una quota e partecipando alle nostre iniziative letterarie.

Quelli del “Bacherontius”

L’abbonamento può decorrere da qualunque mese dell’anno e dura un anno intero. Le quote sono le seguenti:

ordinario 20 euro, sostenitore 30 euro, affezionato 50 euro, benemerito 100 euro, ma per “partecipare” e sostenere una stampa libera bastano anche 20 euro l’anno.

Abbonarsi è semplice: basta portare o inviare la quota in Via Belvedere n. 5 a S. Margherita Ligure (GE), oppure versare l’importo sul c/c postale 28745487 intestato a Tigullio-Bacherontius, 16038 S. Margherita Ligure (GE).

Ulteriori contatti: Tel. 0185-286167 - Cell.: 338-5926117 - E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

CONCORSO-SELEZIONE PER SCRITTORI E GIORNALISTI: RACCONTIAMO LE STORIE DELLE NOSTRE PROVINCE

L’ITALIA DI GUARESCHI, PEPPONE E DON CAMILLO

L’ANPAI-Bacherontius lancia una nuova grande iniziativa rivolta agli scrittori e ai giornalisti: un concorso-selezione che racconti la storia delle nostre Province. L’allettante titolo è: L’ITALIA DI GUARESCHI, PEPPONE E DON CAMILLO.

Partecipare è semplice, ma è necessario essere in regola con l’abbonamento-iscrizione all’ANPAI-Bacherontius (quota di 20 euro l’anno), quindi inviare (in un’unica copia) un breve racconto, articolo o saggetto (massimo due cartelle, corrispondenti a 2.200 caratteri senza spazi o 2.500 caratteri spazi inclusi, eccezionalmente fino a 3.000 caratteri) sul tema, che può spaziare da una storia di provincia ad un articolo, saggio o racconto dell’Italia di Giovannino Guareschi e dei suoi personaggi: don Camillo e Peppone. Il racconto, articolo o saggio dovrà contenere (in alto o in fondo) l’indicazione di tutti i dati completi (nome, cognome, indirizzo, telefono ed eventuale e-mail), unitamente alla quota di 5 Euro (allegata alla lettera in contanti o in assegno, oppure versata sul nostro c/c postale). Volendo è possibile corredare il testo con una o più foto.

Una Giuria dell’ANPAI procederà alla selezione delle opere; quindi provvederà ad avvisare gli interessati per la realizzazione di una pubblicazione a stampa che coinciderà con una manifestazione nel prossimo fine maggio, con una mostra, alcune conferenze e la premiazione. Tutti i finalisti riceveranno una speciale “tessera” del “Bacherontius” con la qualifica di “collaboratore”. Detta tessera consentirà ai finalisti di poter accedere a notizie di interesse culturale e collaborare saltuariamente al nostro periodico attraverso articoli o l’invio di notizie.

La scadenza per l’invio del materiale è fissata per sabato 31 marzo 2012. Tutti i partecipanti saranno avvisati entro la metà di aprile sulla selezione e sugli sviluppi dell’iniziativa.

 

 

AVETE QUALCHE FOTO STORICA DI SANTA MARGHERITA LIGURE

(DEL TIGULLIO E DELLA LIGURIA) NEL CASSETTO?

INVIATELE AL “BACHERONTIUS”: UN APPELLO-CONCORSO

PER LA REALIZZAZIONE DI UN LIBRO FOTOGRAFICO INEDITO

Il periodico “Bacherontius”, pubblicato a Santa Margherita Ligure dal 1969, lancia un appello-invito ai cittadini per “scavare” negli archivi delle memorie fotografiche delle famiglie e andare alla ricerca del nostro passato.

L’idea è quella di realizzare in questo 2012 un grande libro fotografico, ricco di immagini inedite di Santa Margherita Ligure, del Tigullio e della Liguria. Foto che, dalla sfera “familiare”, possano “svelare” ai posteri l’identità del nostro territorio

Le foto più belle (che saranno premiate con una cerimonia che si svolgerà in primavera) potranno essere (temporaneamente) consegnate alla redazione del periodico “Bacherontius” (Via Belvedere n. 5 a S. Margherita Ligure, tel. 0185-286.167 - E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ).

Opportunamente catalogate, potranno rappresentare la testimonianza del nostro passato per guardare al nostro futuro.

 

 

VOLETE TRASCORRERE QUALCHE BUON POMERIGGIO DI LETTURA?

REGALATEVI UN LIBRO DELLE NOSTRE EDIZIONI

Volete trascorrere qualche pomeriggio in compagnia di un piacevole libro? Regalatevi un libro delle nostre edizioni: un regalo intelligente, per leggere argomenti piacevoli e rilassanti e contribuire a sostenere la nostra libera “voce”.

Iniziamo a pubblicare alcune notizie relative a titoli di opere delle nostre edizioni offerti ad un prezzo speciale ai nostri lettori:

Marco Delpino - “…E il vento sussurra tra le onde” Prezzo: € 10

120 pagine, formato 15 x 21 cm., 100 foto a colori, copertina a colori

Pubblicato lo scorso agosto, dalla nostra Casa editrice, il nuovo libro di Marco Delpino intitolato “…E il vento sussurra tra le onde” (120 pagine di testo arricchite da 100 immagini a colori, (alcune del fotografo Claudio Cattani), ha visto la luce in questi giorni nella sua seconda edizione.

Il libro si apre con una pagina “sconosciuta” del poeta Camillo Sbarbaro (che era nato a S. Margherita Ligure), in cui viene descritta la piccola frazione di Paraggi e del suo mare. Nel libro, poi, ci sono tante “istantanee della memoria”. Alcune affondano le loro radici nella leggenda, altre appartengono alla realtà e si abbeverano alla natura, ai nostri luoghi, alle nostre coste. Sono storie di pirati e di marinai, di contadini e di mercanti, di personaggi, di uomini e di donne, mescolate al dialetto, alla cultura, alle vicende storiche, anche alla cucina, se vogliamo. Non a caso, nel libro si parla della focaccia ligure, del pesto, dei “gamberoni rossi” di Santa e della farinata.

Spunti che, magari, salgono su per il Monte di Portofino, lungo le “creuze” cantate da De André, stradine che emanano un odore di pino e di salmastro.

E nel silenzio immoto che avvolge alcuni angoli del Tigullio, quando odi appena il sussurrìo leggero delle foglie, riesci ad ascoltare il mormorio delle acque che si rompe cheto contro gli scogli o, altre volte, odi risuonare, nitida e chiara, quella forza del mare che assume il respiro delle onde. Quel mare che racconta e racchiude tante storie di vita.


Marco Delpino - “Santa Margherita Ligure, storia di una città” Prezzo: € 10

168 pagine, formato 15 x 21 cm., Foto a colori e in b/n, copertina a colori

E’ uscita la quinta edizione di questo gettonatissimo libro, che è un’appassionata e documentata statoria del borgo tigullino dalle sue origini miticche legate alla leggenda di San Fruttuoso fino ai ruggenti anni Sessanta del secolo scorso fino all’attualità. Il volume è corredato da un imponente apparato iconografico, con foto a colori e in bianco e nero di Renato Dirodi, Michele Merello e Clèmence Uboldi.

Denso di riferimenti e citazioni, coniuga autorevoli fonti storiografiche con il ricordo di personaggi ed episodi che hanno caratterizzato la vita e le vicende della Città, “raccontando” notizie storiche, politiche, culturali, religiose, ambientali, semplici curiosità, che si intrecciano tra di loro in un excursus della memoria dalle origini del borgo fino ai tempi recenti. Da una parte il lavoro degli studiosi di storia locale, dall’altra la tradizione orale, in mezzo il ricordo e l’esperienza personale dell’autore e dei protagonisti, hanno il pregio di riunire, in una sorta di percorso guidato, le diverse fonti monografiche cui ha attinto, accompagnandoci attraverso il tempo nella ri-scoperta di nomi, vie, luoghi di culto, opere d’arte, sentieri.


Marco Delpino - Monte di Portofino, L’inchiesta Prezzo: € 10

120 pagg., formato cm. 15 x 21 cm., con copertina a colori plastificata e illustrazioni interne a colori e in bianco e nero.

Questo libro è il racconto autobiografico di una vita in prima linea per la difesa del Monte di Portofino e del territorio del Tigullio. Marco Delpino conosce tutti i segreti di oltre 40 anni di tentate speculazioni, di amnesie istituzionali, ma anche di appassionata difesa con personaggi del calibro di Indro Montanelli, Ardito Desio e altri che nel corso dei decenni si sono mobilitati per la difesa di un patrimonio naturalistico unico al mondo.

"Il perché di questo libro dedicato al Monte di Portofino ha una duplice risposta. La più convincente è che il “Monte”, così come viene chiamato da noi, con la “M” maiuscola, merita questo ed altro. Chi conosce questi luoghi sa quanto valgono. Quindi, che Iddio freni la mano degli sciagurati che vorrebbero distruggere questa gemma di rinomanza mondiale.

La seconda è assai più semplice: da molti anni ho l’abitudine di “conservare” molte cose. Per quanto riguarda il Monte, addirittura, posseggo un “armadio” di documenti importanti e di carteggi: centinaia di articoli, decine di atti, di interventi, di prese di posizione che ho raccolto in anni di impegno giornalistico".


Claudio Cattani - Respiri ed emozioni di Liguria Prezzo: € 6

DVD fotografico, 340 immagini ad alta risoluzione. Durata 18 minuti.

Claudio Cattani ha immortalato con gusto e fluidità gli angoli più suggestivi del Tigullio e della Liguria. Paesaggi, natura, dettagli architettonici, figure caratteristiche, mestieri... un catalogo completo di bellezze naturali e artistiche con un montaggoo efficace che sottolinea le peculiarità del territorio che ritrae.

I lettori interessati all’acquisto dei nostri libri possono rivolgersi alla nostra redazione, inviando gli importi alla segreteria delle Edizioni “ANPAI-Tigulliana”, Via Belvedere n. 5, 16038 S. Margherita Ligure (GE) o versando la somma sul c/c postale n. 28745487 intestato a “Tigullio-Bacherontius” e specificando la causale.

 

 

LO SAI CHE PAGHI L’ACQUA PIÙ DEL DOVUTO?

 

Il 12 e 13 giugno 2011 la maggioranza di noi ha votato a favore dell’acqua pubblica e per togliere i profitti garantiti dalla gestione dell’acqua.

 

Ad oggi purtroppo non è stato fatto nulla per dare attuazione alla volontà popolare e nelle bollette continuano a farci pagare una quota illegittima, che in Liguria supera il 20% dell’importo. Dal 21 luglio 2011, data della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto di approvazione dell’esito referendario, questa quota andava abolita dalle bollette.

Per questo abbiamo deciso di passare ancora una volta all’azione: in obbedienza al voto referendario ci possiamo ridurre la bolletta dell’acqua della parte non dovuta e chiedere il rimborso di quanto ad oggi indebitamente pagato dal 21 luglio.

VIENI A INFORMARTI CON I COMITATI PER L’ACQUA PUBBLICA SABATO 18 FEBBRAIO 2012 ORE 17 CASA DEL MARINAIO CAMOGLI.

Sui siti www.acquapubblicagenova.org e www.obbedienzacivile.it potete trovare informazioni, orari, luoghi, contatti.

Vi chiediamo inoltre un piccolo impegno: diffondere questa informazione tra amici e parenti, chi ha un negozio o associazione, circolo, eccetera, ci contatti per avere materiale informativo da distribuire, diventate sportelli di informazione ai cittadini!

Solo uniti e in tanti riusciremo a vincere e a fare valere i nostri diritti! Comitato Acqua Bene Comune di Genova, aderente al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Telefono 389 9198656.

Mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Sito www.acquapubblicagenova.org, www.acquabenecomune.org

Su Facebook cerca Comitato Acqua Pubblica Genova

 


PAESAGGI ITALIANI SENZA LAVORO


Dal nostro collaboratore di Torino Michele Sequenzia riceviamo e pubblichiamo:


Appena esci dall’Italia, attraversi la Svizzera per andare in Germania, a Berlino, cambia tutto.

Come se si entrasse in un altro mondo. Non trovi più confusione, ritardi, maleducazione, menefreghismo, superficialità, ignoranza, presunzione.

Quando cerchi una camera in un hotel noti subito quanto giovane e preparato sia il personale di servizio: rapido e competente, come nei negozi, affollati, aperti spesso anche di notte. Non parliamo dei trasporti puliti, riscaldati, rapidi. Nelle fabbriche tedesche gli uffici sono aperti dalle 8 alle 17, non si perde tempo.

Se vuoi lavorare devi essere puntuale, ordinato, efficiente e competente. Ti pagano bene ed onestamente. Il sistema funziona: le tasse le pagano tutti.

Ho incontrato in varie occasioni giovanissimi tedeschi che studiano, viaggiano, si formano e lavorano nello stesso tempo. Senti dire che hanno svolto negli anni lavori diversi, part time, in diversi paesi, per pagarsi gli studi, o per viaggiare.

In America, da quanto mi hanno detto, dopo 10 anni di lavoro, a sud come a nord, hai già diritto ad una pensione di base.

In Italia se si assume un giovane è quasi sempre attraverso raccomandazioni. Un tempo i giovani cattolici praticanti trovavano lavoro grazie alla benedizione del Curato.

Da noi non c’è mobilità, anche perché il diritto al lavoro è una chimera...

Da noi vige il principio della casta famigliare. Il lavoro lo ottieni in base alla nascita. Chi è ricco di famiglia benestante con papà avvocato, o medico, professore, se non politico, è in una botte di ferro. Trova tutto più facile. Anche un Master a Yale.

Lavorare oggi è un verbo scomparso, quasi non fosse mai esistito, inutile se non pericoloso. Lavorare: parola sconosciuta.

Il lavoro, come era ai miei tempi, oggi non esiste proprio. Non lo trovi da nessun parte. In Italia, si dice, sia l’art 18 che blocca tutto. Si dice che migliaia di investitori stranieri, con i milioni di euro in mano stiano aspettando che il Governo lo seppellisca.

Si dice che non appena saremo liberi dall’art 18, tornerà per tutti il Bengodi.

Ci aspettano una valanga di soldi che ci piomberanno dal cielo. Che aspettiamo!

Bene, uccidiamolo,

Aboliamo anche l’art. 1 della Costituzione della Repubblica. Non serve a nulla.

Anche Bersani ne è convinto e non protesta. Anzi..

Michele Sequenzia

 

MA QUANTO CI COSTA IL FESTIVAL DI SANREMO!

 

Le brutte notizie non piacciono al Governo Monti. Cercano di minimizzare, le evitano come la peste.

L’intera città di Atene e’ stata devastata ancora una volta, decine di edifici dati alle fiamme, in una atmosfera di odio, di rivolta sociale. La gente è come impazzita.

Da noi invece si pensa a Sanremo. Uno spettacolo, spesso osceno, di cattivo gusto, che non piace.

Si dice che l’Italia è solida, “ non siamo come la Grecia”.

Si vive e si campa delle solite illusioni. Ma la realtà è un’altra…

Il fuoco e le fiamme, la fame e la rabbia dicono che siamo anche noi in pericolo.

Il peggio deve ancora arrivare. Cerchiamo di non chiudere entrambi gli occhi.

“Almeno 100.000 persone dopo anni di privazioni, di miseria, senza futuro, sono scese in strada per protestare contro le severe misure governative; oltre 80.000 ad Atene e 20.000 a Salonicco.

Nella capitale, messa ferro ed a fuoco, si i contano centinaia di feriti tra cui decine di agenti. La polizia ha effettuato decine di arresti, ma la rabbia non cessa. Anzi.

Molti edifici storici, monumenti architettonici della capitale greca sono stati dati in fiamme lungo le gradi arterie centrali Stadiu e Aeolu.

Tra questi la bella, antica, ricca biblioteca universitaria, due cinema, le filiali di due banche e un caffe Starbucks.

La manifestazione era iniziata pacificamente è poi degenerata quando le frange più estremiste, i black bloc, hanno iniziato a lanciare incendiarie “molotov” e bombe carta ovunque, aprendosi la strada colpi di pietre e bastoni,contro la polizia che ha risposto con i molti lacrimogeni.

Le misure approvate dal Parlamento greco prevedono nuovi tagli alla spesa di altri 3,3 miliardi di euro.

In cambio Atene otterrà da Bce, Ue ed Fmi un pacchetto di 130 miliardi di euro per tentare di non far fallire la Grecia. La situazione è assai critica anche per il Portogallo.

Mi chiedo: ma in che razza di Paese viviamo? Come faremo anche noi a sopravvivere nell’Euro, se non si avverte alcuna ripresa, se aumenta il costo della vita, si continua a voler spendere e spandere per stupidi Festivals, si piange per le Olimpiadi, la politica ha costi esorbitanti, la spesa pubblica continua ad essere fuori controllo, i maxi- evasori non si toccano, il governo non ha da pagare gli stipendi e le pensioni, la neve e il gelo di febbraio costano milioni di euro, noi non abbiamo più un euro in tasca, e il nostro enorme debito pubblico continua a dilatarsi spaventosamente ogni giorno?

Michele Sequenzia

 

IL SÌ DEL VOTO DI FIDUCIA. IL SÌ AL CROLLO DEL PAESE

Dalla nostra collaboratrice di Teramo Anna Maria Zenobi riceviamo e pubblichiamo:

All’inizio dell’attività di riassetto del governo abbiamo assistito ad una vera e propria battaglia politica portata avanti dai partiti di destra, di centro e di sinistra non concordi con quanto proponeva il nuovo governo per uscire dalla crisi e per sanare il debito pubblico.

Anche questa volta si è fatto ricorso all’antico metodo, che pare funzioni sempre, di aumentare le tasse ai cittadini; tattica sempre usata di legislatura in legislatura, di governo in governo a discapito del popolo, primo finanziatore per il mantenimento dell’apparato politico.

L’ottimismo dichiarato dal Prof. Monti circa la “solidità “ del Paese è risultato erroneo. “l’Italia ce la farà” ha sempre commentato il Presidente della Repubblica incurante dei sacrifici di molta buona parte della popolazione , della parte buona che vive del proprio lavoro, che vive di rinunzie, e non delinque.

“L’Italia ce la farà” ha dichiarato la maggioranza dei partiti di rimando. Soltanto i sindacati hanno mantenuto salda la loro opposizione riguardo alle manovre illusorie e incantatrici del governo e, ragionando sugli effetti deleteri che sarebbero derivati dalle riforme, si sono posti e sono rimasti dalla parte dei cittadini e alla difesa dei posti di lavoro come già hanno fatto. Ma per alcuni partiti che avevano fatto decisa opposizione, e che alla fine hanno ritenuto proficuo cedere alla politica riformatrice, cosa è avvenuto?

Si sentivano forse estromessi perché in disaccordo con il governo Monti? Una volta rassicurati infatti, hanno appoggiato il governo provvisorio.

Purtroppo la ratio humana dei politici volge là dove regna il potere e non sta dalla parte di chi è destinato a soccombere. E’ il dispotismo di governo che regge le sorti: è il dispotismo che forgia il paese! Quante leggi della nostra costituzione saranno cancellate? La Costituzione ottriata che vogliono fare non segue un metodo giusto ed è già anticostituzionale nel principio poiché al popolo viene imposta senza che questi ne prenda visione.

Nella storia passata (ricordiamola), quando il 25 luglio 1943 fu votato un ordine del giorno di sfiducia nei confronti di Mussolini , fu una operazione squallida come i suoi protagonisti “… le figure e le figurette del fascismo recitarono una squallida farsa nel corso della quale non uno solo dei presenti fu disposto a riconoscere le proprie colpe e ognuno cercò di riversare sull’altro la responsabilità della catastrofe”.

E quando Vittorio Emanuele III revocò Mussolini e lo fece arrestare nessun fascista si mosse per difenderlo.

“un regime di vent’anni crollò senza resistenza; sparirono i fedelissimi, i moschettieri del duce legati a lui secondo il giuramento per la vita e per la morte, i gerarchi stivalati e dal cipiglio feroce… i maggiori gerarchi fecero ressa all’ambasciata tedesca per trovare scampo presso l’alleato, si contesero i posti sugli aerei, dimostrarono che l’insistenza di Starace, “per una perfetta efficienza fisica aveva servito se non altro a dar loro un fiato inesauribile nella fuga, compiuta a rompicollo, verso i luoghi più impensati senza preoccuparsi di ciò che si lasciavano alle spalle e tantomeno del loro duce”. ( Roberto Battaglia - storico)

Quelli che oggi chiamiamo inciuci ci sono sempre stati: la ridicola politica altalenante ha dominato per secoli e secoli l’inclita forza dello Stato, mentre la volontà popolare, reietta e penitente, ha avuto soltanto brevissimi periodi da protagonista nella storia umana.

Anna Maria Zenobi

 

LA PELLICOLA VAGANTE - “CAOS CALMO”

Dal nostro collaboratore di Francavilla Fontana (Brindisi) Vincenzo Calò riceviamo e pubblichiamo:

Sbattendo contro il buonismo accresciuto attorno da un lutto improvviso, Nanni Moretti interagisce con una bambina che pare in grado di affrontare delle necessità meglio di chiunque, l’unico suo patrimonio da rivalutare appianando delle riproposizioni figurative destinate ad un perseguimento non più auspicabile come un progetto vincente per contesti cittadini, dove ci si concentra sugli appuntamenti con opere terminate per un lavoro sentimentale mosso da diverse rappresentazioni teatrali a cui non si dà più voce, in assenza del fraterno Alessandro Gassman o di Silvio Orlando che si contorce dignitosamente nella parte dell’amico prima che del collega di lavoro. Per ereditare in modo coraggioso delle linee guida di natura aziendale servono invece tempi di recitazione da sospingere verso un piano di differenziazione caratteriale abbastanza difficoltoso per tutto un trauma da ricucire sulla capacità di reazione dell’uomo che incentiva una mentalità culturale demotivando la vena professionale col riepilogo degli strumenti sbiaditi sotto un profilo disumanamente diffuso causa il livello di sicurezza che non produce risultati nell’educazione come nella formazione individuale. La trasposizione dal best-seller al cinema è stata resa plausibile grazie all’autorevolezza del soggetto confrontato e supportato dalla sobrietà del montaggio, nella tentazione sonora che gonfia il momento di parlare chiaro, di rivangare nel futuro che non si vuol rintracciare, arrivando ad esempio alla solennità dell’istinto animale che galleggia nella pace dei sensi rievocata dalla morbida Isabella Ferrari, imbottita di attendibilità psicologica laddove si lussureggia con le attrazioni che, ritmicamente scarne, appartengono ad una galanteria candidata alla speranza di difendersi dalla ragione di esistere ch’è forte come la preoccupazione di voltare pagina, che quella lunga, malinconica carezza in fondo disattesa all’uscita struggente della bambina dalla scuola significhi solo ed assolutamente dimestichezza tra affanni di luogo comune. I giorni susseguono, pieni d’impegni malati di protagonismo, visualizzati per sensi di colpa tristi ma sorridenti, e le decisioni si prendono in uno stato di evasione, con una familiarità di toni emozionali assistita dalla regia nei vuoti a perdere, a freddo. La sintonia che intercorre tra affetti ed effetti personali dà il massimo allo stato puro di una fattibilità che torna indietro, a confondere la Vita con la Morte in fantasmi di testimonianze che non si raddrizzano per il dovere di frenarsi e dare agio alla minima riconoscenza spirituale.

Vincenzo Calò

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

LA COSTITUZIONE, L’UNITA’ D’ITALIA E I SUOI CENTOCINQUANT’ANNI

Commento Quadrigesimonono Transitorio

Dal nostro collaboratore di Milano Giacinto Sica riceviamo e pubblichiamo:

Nelle chiosature del Commenti Transitori fatti ai due comma dell’art. 47 della nostra “Carta Costituzionale”, scritto nella “Parte I”, “Titolo III” denoninato “Rapporti Economici”, quale poeta e sempre quale poeta, perchè non rirtengo utile riferire, di elementi tenici o giuridi, senza filtrali nel lirismo poetico, ho potuto notare come l’inerzia della Repubblica, ha permesso la devalutazione del risparmio.

E con chiara visione poetica, ho potuto anche dire che questa devalutazione del risparmio è stata possibile, in quanto la Repubblica, cioè la infusione di tutti i cittadini, da quelli dediti alle più alte Istituzioni dello Stato, a quelli normali dedidi ad arti, mesteri e professioni, dimedicando di essere Repubblica, e quindi titolare della sovranità del popolo, ha permesso ai soli alchimisti dedidti alle scienze economiche, di gestire senza regole, o solo con regole utili ad accrescere i profitti speculativi di pochi, tutte le finanze della Stato di Diritto sia esse pubbliche che private.

Così si è visto che il piccolo e medio risparmio è rimasto senza valore, fino a non maturare più i dovuti interessi, preso nelle spire delle voglie borsistiche e speculative dei raccoglitori del risparmio stesso, mentre il grosso risparmio, a sua volta, ha avuto la “licenza” di farsi clandestino e fuggire fuori dallo Stato, verso quei territori che gli permettevano di gonfiarsi sempre di più, senza perdere rendere nulla al popolo, in mezzo al quale si era maturato.

E non riuscirò in alcun modo a rendermi conto di questo fatto, laddove proprio la Repubblica, obbligata costituzionalmente a controllare l’andamento delle risorse economiche e finanziarie del proprio popolo, ha perduto il senso della sua missione, permettendo a politici ed economisti o pseudo tali, cioè a coloro che erano demandati a gestire tutto il risparmio, nel dovere di doverlo indirizzare ad investimenti produttivi nazionali e non speculativi globali, di ignorare il senso della loro presenza nello Stato di Diritto; la stessa osservazione ovviamente va fatta anche per tutte le Repubbliche che si definiscono democratiche e che hanno permesso le stesse evenienze.

E’ pur vero che, a seguito delle Istituzioni Internazionali volute dagli accordi di Bretton Voods, la conferenza economica che venne tenuta, nel lontano 1944, per prendere atto della dovuta gestione comune, delle relazioni commerciali e finanziarie dei maggiori paesi industrializzati, si profilava che il commercio, cioè l’attività economica atta a dare sviluppo alle risorse finanziarie dei popoli, per la concretizzazione, si intende, del bene comune, sarebbe diventato internazionale, con la necessità della più ampia delle liberalizzazioni dei mercati, stante la ineluttabile globalizzazione, delle comunicazioni tra i popoli.

Tuttavia è anche vero che soprattutto il FMI, Fondo Monetario Internazionale, di conseguenza, sorto con il compito di coordinare le politiche economiche di tutti gli Stati aderenti e per dettare regole comuni tali, acchè ogni paese aderente adottasse una politica monetaria, utile al commercio internazionale, tesa a non svalutarsi, nel corso degli anni nei confronti di monete forti e principali quali prima il dollaro e poi l’euro, evidentemente non ha emanato adeguatamente le dette dovutede regole, stante i risultati delle disperate condizioni economiche denunciate dalle ultime crisi, da quasi tutte le nazioni aderenti al Fondo, compresi gli Stati Uniti.

Ed infatti si è registrato che le regole comuni della gestione di commerci internazionali, che il Fondo avrebbe dovuto emanare, con rispetto rigido delle stesse da parte degli Stati membri, si è intrecciata, con la “dereguletion” dei suoi compiti, imposta dai grandi gruppi finaziari, cioè da gruppi di potere economico possessori di grossi capitali accumululati anche senza scrupoli, permettendo loro di concretizzare globalmente, coinvolgendo, attraverso i loro imponitori, anche nazioni e persone inesperte, la compravendita di beni inesistenti quali le fluttuazioni delle speculazioni borsistiche, senza obbligare di indirizzare almeno parte dei risparmi, verso la compravendita di beni offerti dall’economia reale dei popoli.

Ed i nostri Padri Costituenti, nel loro senso lirico-giuridico, di chiarioveggenza politica, scrivendo la nostra Carta Costituzionale a ridosso della prima detta conferenza di osservazione intorno alle politiche economiche mondiali, avevano intuito, stante appunto la possibilità delle più immediate comunicazione tra i popoli, una possibile gestione delle risorse finaziarie delle singole Nazioni, in maniera non di certo ditretta alla concretizzazione del bene comune, ma diretta solo alla crescita dei profitti di pochi.

Così scrissero il testo dell’art. 47 della nostra Carta Costituzionale, laddove imponevano alla Repubblica di interessarsi acchè tutto il risparmio nazionale piccolo, medio o gorsso che fosse stato, venisse investito, innanzi tutto, nell’azionariato dei grandi complessi industriali della nostra nazione, produttori di beni reali.

Certo questo comportava anche la necessità che il risparmio stesso, una volta dato i suoi frutti nel senso della produzione di beni, con incremento delle singole sostanze patrimoniali dei risparmiatori specie quelli grossi, venisse aanche considerato per la raccolta dei dovuti tributi in ordine al contenuto dell’art. 53 della nostra stessa Carta Costituzionale, scritto al “Titolo IV”, “Parte I”, “Rapporti politici”.

Tuttavia la riottosità specie di questi ultimo tempi dimostrata dai grossi risparmiatori, ha fatto venire meno, in Italia, l’investimento nei grandi complessi produttivi interni, si è dilapidato questo risparmio fuori dal territorio nazionale, il piccolo e medio risparmiatore, non ha incontrato più beni reali in cui investire e la Repubblica dimedicando di integrare questi due essenziali principi costituzionali, si trova ora nella disperata situazione tesa alla raccolta di oboli, specialamente nella direzione dei cittadini, parte più debole, dell’economia nazionale.

E il poeta è sempre più costretto ad avere paura per la continuazione della democrazia, della libertà de della pace.

Giacinto Sica

 


LA PROMOZIONE DELLA CULTURA E DELLA DIFESA DEL PAESAGGIO

SECONDO L’ARTICOLO 9 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

Un articolo della Costituzione della Repubblica Italiana che non può essere tradito e che andrebbe scolpito nelle teste dei nostri politici, locali e nazionali:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

CORSI E RICORSI DELLA STORIA…

In tempi di “vacche magre”, il “mercato delle vacche” in polit