Torna alla Tigulliana

GIOVANNI COMIN




Nato a Concordia Sagittaria il 26 settembre 1952, risiede a S. Donà di Piave (Ve), dove svolge la professione di operatore scolastico. È iscritto nel "Gruppo Poeti" della Comunità di Mestre ed è Accademico dell'Acc. Ferdinandea di Catania. È iscritto all'A.N.P.A.I., Associazione Nazionale Poeti Autori e Artisti d’Italia di S. Margherita Ligure (Ge). Ha pubblicato tre raccolte di poesie: "Solitudini", "El cortjio" e "Il mondo semplice". Ha partecipato alla trasmissione di Rai 3 "Mi manda Lubrano" ed è stato più volte invitato a Radio Carpini di S. Marco (Ve). Molti i giomali che hanno parlato di lui e numerosi i premi conseguiti nei concorsi letterari, tra cui Centro Cultura S. Croce, Vivere il Mare, Pabio Neruda, S. Valentino, Poesia religiosa di Patti, Giovanni Gronchi. All'Histonium 1994 ha vinto il Premio Speciale Unico per il Veneto. Alle altre cinque edizioni dello stesso Concorso, alle quali ha partecipato, ha ricevuto la Menzione d'Onore (1995, 2000, 2001 e 2002 e 2003) e la segnalazione di Merito (1996). Vittorio Dal Piano ha scritto che la sua è "poesia spontanea, fresca e armoniosa. che intende esprimere l'interiore tormento e la sete di liberazione". Interessante è il giudizio che si legge su nel "Dizionario dei poeti italiani contemporanei": "Giovanni Comin, poeta "engagé", sa esprimere, con accorato lirismo e con immagini di grande forza, la sua ribellione contro violenze e soprusi e contro la guerra, che semina morte e distruzioni. Egli crede nella pace e nell’armonia fra tutti i popoli. a prescindere dalla loro razza e dai loro modelli culturali".

Dalla raccolta “Noi uomini nel mondo”, Edizioni Cannarsa

«C’è in questa silloge un’esplicitazione di intensi sentimenti, che partono dalla profondità di un cuore sensibile, tutto proteso ad intonare un canto libero, sincero, a volte anche rabbioso, per sottolineare quanto non funziona nella nostra società del benessere. Con le ali della poesia l’autore veneto si libra come il gabbiano, che vola orizzontale, "su in alto nel cielo" e "vede un mondo popolato / da uomini frenetici, / esaltati dal vivere / stressante, egoistico". Ciò che colpisce Comin è soprattutto il dilagare quotidiano del male, per di più voluto dall’uomo stesso, che decide della sorte degli altri e provoca l’inferno. Su questo tema vengono richiamate nel verso immagini, passate e presenti, d’orrore. Il poeta tuttavia, non si lascia sopraffare dal pessimismo. Anzi buona parte del suo cammino lirico si snoda proprio nel recupero di alcuni valori indispensabili a far ritrovare speranza nel domani».

Luigi Alfiero Medea

 
La verità
 
Come canne di bambù
Sbattute dal vento.
Ci sono eventi
Che fanno arrabbiare.
Tu arido volto
Non ti conosco
Chi sei?
Per un egoistico vivere,
così perdi una parte
di te stesso.
Lasciarti cullare
Per dire parole sconosciute.
La verità ferisce...
Cosa ti appartiene che
Non è più amore.
 
Dal libro "Solitudini", Edizioni del Leone.

Il vivere del poeta è tormentato; assaporato amaramente... è un po’ scettico, ma il suo scetticismo è pianto umano che appena penetrato nel cuore si trasforma in commossa ardente pietà, in desiderio di bene concorda e vibra nell’animo del poeta il bene consolatore della natura umana è il dolore...

Il fascino della poesia di Giovanni Comin è grande e si fonde bene con il pianto dell’anima.

C’è nella sua poesia una profonda malinconia e una sensibilità eccitata fino alla passione...

la sua anima deve aver sofferto una grande delusione, perché esso si sente il suo precipitare nell’agonia dell’angoscia. Nella sua poesia si rispecchia, non soltanto la sua dolente e tormentata vita, ma anche esistenza di noi tutti in quei momenti cui il sorriso ci viene a mancare.

C. Daniele - Firenze


 

Dall’introduzione di "Il mondo semplice", Edizioni Lineacultura, 1998.

«Giovanni Comin "un poeta della semplicità e della vita", ma anche del tessuto urbano che spazia a tutto campo nel mondo profondo dei valori tradizionali. Nella sua poetica troviamo descritte con toni forti, ironici, musicali e fluidi le bellezze del creato, le melodie della natura, la vita, il vissuto, la morte, le amicizie, l’amore, le città grandi e piccole, borghesi o non. Le tradizioni, le feste popolari, come memorie che si rinnovano in lui sempre, per non dimenticare il vissuto semplice e genuino di una volta. Molti lo definiscono un poeta della vita e dell’anima. Questa raccolta di poesie dal titolo emblematico "Il  mondo semplice" va oltre le intenzioni, cerca di offrire uno stimolo alle generazioni future, specialmente ai giovani, ricordandoci come da sempre vi siano grandi tesori di vita da fare germogliare, esempi a rappresentanza dei valori tradizionali, togliendo di filè figure di un mondo virtuale».

Elda Fungher

 
Giudizi critici:
"Giovanni Comin, poeta “engagé”, sa esprimere, con accorato lirismo e con immagini di grande forza, la sua ribellione contro violenze e soprusi, e contro la guerra, che semina morte e distruzioni. Egli crede nella pace e nell’armonia fra tutti i popoli, a prescindere dalla loro razza e dai loro modelli culturali".
Marco Delpino e Paolo Riceputi (da "Dizionario dei poeti italiani contemporanei" Edizioni Tigullio-Bacherontius - Santa Margherita Ligure, 1995)
"Il poeta Giovanni Comin “dipinge” immagini della stupenda montagna con poche, ma spesse pennellate di grande forza espressiva. Nelle sue composizioni domina una scansione musicale piacevole".
(Da "Dizionario, antologicoop. cit., con riferimento alle liriche "Panorama svizzero" e "Quiete”)
 Bacherontius di Santa Margherita Ligure:
 "Definisco Giovanni Comin un poeta nella vita, perché egli osserva il mondo e da lì nasce il suo canto. La dolcezza del volto dei bambini, il paesaggio natio, le zone urbane,', ovunque la vita lo chiami, assumono un valore e trovano espressione in versi".
Mariella Risi
 Autunno
Dei grossi nuvoloni neri
corrono all’impazzata
nel cielo spostandosi verso nord.
Un autunno strano e instabile.
Una brezza settembrina
uggiosa mi penetra nelle ossa.
Un mondo che trasgredisce
alle leggi della natura.
Il tempo cerca di lenire le ferite
di questo tormentato vivere.
Una stagione ingiallita
mentre le foglie morte cadono
stancamente al suolo.
Un autunno di umanità in declino.
 

BREVE RIEPILOGO DELLA PRESENTAZIONE

DEL LIBRO DI POESIE "EL CORTJIO" DI GIOVANNI COMIN

 

Ho vissuto questa esperienza in profondità ed ho notato la difficoltà di rendere comprensibile alla gente semplice il messaggio lirico; così ho voluto toccare con mano la realtà socio culturale del nostro paese e devo dire, seppur con rammarico, che noi poeti siamo poco considerati e compresi. Solo una modesta parte ci segue, il cittadino semplice ha altro a cui pensare, problemi più urgenti da risolvere, la solita routine da vivere.

Ho notato un calo dei valori esistenziali ed affettivi ed è il progresso che nega questi valori.

In questo libro cerco di richiamare l'uomo alle sue origini. facendo tesoro dei valori affettivi come l'amore, l’amicizia, valori di fondamentale importanza e che devono essere salvati e tra i valori da salvare anche il nostro patrimonio artistico culturale, vanto delle nostre tradizioni, le case rurali e agricole e credo, anzi ne sono certo, che il messaggio lirico e grafico non lasciano spazio a dubbi. Essendo nato in una zona di alto valore rurale e artistico e antico; Concordia Sagittaria, zona di bonifica, mi è rimasto quello attaccamento alla mia terra e vorrei dire che l’uomo è polvere e terra ed alla terra ritornerà, nel momento conclusivo, rimarranno di lui solo le tracce del suo passaggio nel ricordo di pochi. Penso che chi è venuto alla presentazione ed ha esaminato il mio libro ha capito il valore dei miei scritti. Certo a qualcuno non piacerà il mio stile, ma l'importante è comunicare, poi si raccoglieranno i frutti.

Per me che ormai sono alla seconda opera, presentare il libro "EL CORTJIO" è stato emozionantissimo, è come andare a sposarsi. Un libro è sempre come il primo amore, non si scorda mai. Così, grazie al Gruppo di Poesia Comunità di Mestre che mi ha aiutato, ho superato quell'imbarazzo che si ha con il pubblico e molti hanno apprezzato i miei scritti perché, credo che la gente abbia capito come sono e come voglio essere nel mondo.

Un esempio di vita vissuta, nell'onestà e semplicità, un poeta passionale, l’amore, l’amicizia sono i primi valori che devono essere salvati. 

Giovanni Comin



Angelica

 

Chi è quella bambina piccola,

"quel fantolin",

quella faccina vispa,

occhi celesti

bocca regolare

nasino alla francese

mani piccole,

ma che tesoro di bambina.

 

Sara è mia nipote

la tengo come reliquia

finché diventerà grande.

 

Quando facevi i primi passi

mi ricordo le corse nei vigneti,

le pratoline in fiore,

i fili d'erba che timidamente toccavi.

Avevi paura,

ma ora quel fiore sei tu,

sei diventata grande e curiosa,

vuoi toccare, rompere, gridare al

mondo che ci sei...

 

La tua mamma ti segue con amore

finché capirai.



Prefazione alla raccolta poetica «Noi uomini nel mondo»


C’è in questa Silloge una esplicitazione di intensi sentimenti, che partono dalla profondità di un cuore sensibile, tutto proteso ad intonare un canto libero, sincero, a volte anche rabbioso, per sottolineare quanto non funziona nella nostra società del benessere.

Con le ali della poesia l’autore veneto si libra come il gabbiano, che vola orizzontale, "su in alto nel cielo" e "vede un mondo popolato / di uomini frenetici, / esaltati dal vivere / stressante, egoistico".

Ciò che colpisce Comin è soprattutto il dilagare quotidiano del male, per di più voluto dall’uomo stesso, che decide della sorte degli altri e provoca l’inferno. Su questo tema vengono richiamate nel verso immagini, passate e recenti, di orrore: quelle della guerra nel Kosovo ("Massacrano un popolo da diversi anni... // Distruzione e morte ovunque") e quelle della distruzione delle torri gemelle a New York ("Un silenzio di tomba avvolge / l’inferno").

Il poeta, tuttavia, non si Lascia sopraffare dal pessimismo. Anzi buona parte del suo cammino lirico si snoda proprio nel recupero di alcuni valori indispensabili a far ritrovare speranza nel domani, come la contemplazione della natura per ricavarne riflessioni esistenziali e per assaporare "la tranquillità" o il rapimento estetico per La bellezza femminile ("Son tutte belle le DONNE del mondo") o l'amore per gli animali (di rara efficacia la descrizione della cavalla dei Cibin). C'è poi sottolineata la preziosità della famiglia, riunita attorno al focolare "per amore".

Ma il valore più fecondo individuato da Comin è la cultura della Pace, di cui il Papa Giovanni Paolo II è il messaggero più autorevole, perché "come un nuovo Mosè prega per noi".

Luigi Alfiero Medea